Diciamocelo, ce lo aspettavamo. Eh si perchè così rapide e decise sono state le puntualizzazioni della Prestigiacomo sul caso “nave dei veleni” che qualche dubbio, qualche sospetto è lecito porselo. Per carità, nessuno dotato di un minimo di intelletto auspica che la Prestigiacomo, il Procuratore nazionale antimafia Grasso e con loro tutta l’équipe che ha partecipato alle operazioni al largo di Cetraro si sbaglino. Tutti noi speriamo che abbiano ragione, che in quel tratto di mare non ci sia la Cunski e con essa il suo letale carico di veleni. Ma una cosa è certa: non sono riusciti a lenire le nostre preoccupazioni, tutt’altro. Non era stato poi deciso di prelevare dei campioni, dei fusti? E’ vero o no che tempo fa erano state trovate nel pesce di quella zona delle tracce di inquinanti decisamente pericolosi per la nostra salute? E’ mai possibile che in così pochi giorni tutta la faccenda appaia così limpida e chiara da poter smentire senza ombra di dubbio le affermazioni del pentito Fonti? Visti gli interessi che ruotano attorno al traffico dei rifiuti tossici, vista l’entità del problema, sarebbe stato più prudente non dare sentenze così nette e soprattutto si sarebbero dovute impegnare maggiori risorse in uomini e mezzi al fine di tutelare il sacrosanto diritto alla salute di centinaia di migliaia di persone. Invece ecco che in una sola giornata, con qualche passaggio televisivo della Prestigiacomo hanno liquidato il tutto come una semplice bufala e di conseguenza etichettando il pentito Fonti come inaffidabile… La manifestazione di Amantea di qualche giorno fa è andata oltre ogni più rosea aspettativa, probabilmente stupendo anche gli stessi organizzatori o le forze dell’ordine allertate per l’evento. Si deve partire da quelle presenze per organizzare forme di protesta più incisive magari a Roma visto che nella capitale le preoccupazioni dei calabresi arrivano un po’…affievolite… Se da un lato l’assessore regionale Greco ed il procuratore Giordano sono garanzia di impegno non altrettanto si può dire di altri esponenti della politica locale apparsi subito passivi se non allineati alle dichiarazioni del governo centrale. Per qualcuno, evidentemente, la tutela del proprio territorio non è una priorità. La speranza è che questa brutta storia non cada nel dimenticatoio, in quell’immenso calderone di casi non risolti o apparentemente chiusi. Si spera di non cozzare dunque contro il solito muro di gomma che si palesa quando ci sono interessi forti in gioco. Non aspettiamoci dunque dei regali, probabilmente in molti hanno interesse affinchè il tutto s’insabbi… Ovviamente spero di sbagliarmi…
P.S. Se la politica ci ha abituato alle delusioni altrettanto non si può dire di alcuni personaggi che ritenevo dei miti per quello che fanno, rappresentano e dicono: Piero Grasso, che delusione enorme!
Prendo spunto dalla stucchevole polemica “Venditti vs Calabria” per porre l’attenzione su una pratica che tanto piace al calabrese ed al meridionale in generale: il piangersi addosso. Ascoltando e riascoltando il video “incriminato” di Venditti, con un minimo di intelligenza ed obiettività non si possono non scorgere alcune tristi verità.
Ogni tanto ci riprovano. Ogni tanto qualcuno prova a minimizzare, nascondere, occultare un problema serio come l’inquinamento del Tirreno cosentino sfoderando delle teorie che offendono l’intelligenza delle persone. Affermare che l’inquinamento del nostro mare sia mucillagine mi offende. Mi offende perchè non serve un esame batteriologico per vedere lo schifo che galleggia, bastano i nostri occhi. Qualcuno parla di allarmismo, di esagerazioni, chissà perchè però, a tirare fuori queste assurdità sono sempre degli amministratori locali… Chiaro, nello schifo generale ci sta che possa esserci anche della mucillagine ma dubito che quella striscia marrone, maleodorante, composta da rifiuti di ogni genere possa essere inquadrata semplicisticamente come “mucillagine”, tra l’altro tipica di fondali bassi e non certo del Tirreno… Mi pare un tentavivo maldestro di sviare le responsabilità, di occultare la verità dei fatti. Per fortuna che in procura la pensano diversamente, prova ne sono i tanti impianti di depurazione messi sotto sequestro. Migliaia di cittadini ha commentato il pessimo stato dellle acque su moltissimi blog e sui social network più famosi, saranno stati dei visonari? Del resto è più comodo far finta di nulla, negare l’evidenza che lottare per una giusta causa. Fossimo in un paese civile, dovremmo far pagare il conto (salatissimo) a chi ha gestito la cosa pubblica nell’ultima decade. Ma siamo in Italia, dove i responsabili sono tali solo alla fine del mese mai quando succede qualcosa di negativo. Quantomeno non ci prendano in giro e non tirino fuori teorie assurde, ne abbiamo veramente le scatole piene.
Girando per le nostre cittadine anche un osservatore poco attento non potrà non notare la mancanza di verde pubblico. Pochi e mal curati i viali alberati, nessun parco verde. Purtroppo le amministrazioni locali, soprattutto qui in Calabria, sono poco sensibili ai temi ambientali. Basta farsi un giro per i nostri paesini per notare come non esistano parchi benchè le nostre città siano immerse nel verde spontaneo della macchia mediterranea. Prendiamo ad esempio la città di Paola, attualmente l’unico punto verde è rappresentato dalla villa comunale, non proprio un’opera recente… tuttavia le tante amministrazioni succedutesi negli anni, non hanno mai fatto nulla per rendere la città più verde e di conseguenza maggiormente godibile. E’ abbastanza singolare che i parchi si trovino con maggiore facilità nelle città del nord, asfissiate dal traffico mentre qui al sud si pensa solo a cementificare ogni minimo spazio pubblico disponibile. Un esempio della cementificazione selvaggia sono i due parcheggi sotterranei, quello sotto “Piazza Nassirya” e quello in Via S.Agata. E’ pur vero che Paola soffre di una cronica carenza di parcheggi ma non per questo bisogna sottovalutare un aspetto vitale come il verde pubblico che migliora notevolmente la qualità di vita. E’ assurdo infatti che una intera città non abbia un parco verde attrezzato per bambini e famiglie, uno spazio libero nel quale farli giocare, correre senza il pericolo di automobili, moto e quant’altro. Pochi giorni fa è stato recintato metà dell’ex campo sportivo “Tarsitano”, sul Lungomare. Mi chiedo, ma è possibile che anche lì bisognava cementificare? Possibile che non si poteva creare una grande area verde piuttosto che l’ennesimo cubo di cemento armato?






