…probabilmente se lo chiedono i familiari di Nino Princi, l’imprenditore calabrese rimasto gravemente ferito ieri mattina da un ordigno posizionato sotto la sua automobile. Più che ferito direi mutilato visto che ha perso gambe, braccia e la vista e la sua vita è appesa ad un sottilissimo filo. Il fatto che sia ancora in vita, in questo stato, acuisce l’effetto intimidatorio dell’attentato. La sofferenza, lo strazio e l’agonia sono sotto gli occhi di tutti e se la ‘ndrangheta voleva far capire chi è che comanda a queste latitudini, purtroppo c’è riuscita.
Bisogna ammetterlo, in Calabria lo stato non esiste, anzi, non è mai esistito. Non esiste angolo di amministrazioni pubbliche, angolo di società che sembri completamente immune al fenomeno mafioso. Si respira aria pesante, aria irrespirabile a tratti. Ma la cosa peggiore è che non si avverte nelle istituzioni alcuna presa di coscienza, non si percepisce la ‘ndrangeta come problema nazionale ed è un errore gravissimo. Mi chiedo spesso quanto coraggio abbiano quegli imprenditori che stoicamente insistono a capo delle loro imprese, nel rimanere in Calabria, soprattutto dopo eventi così tragici come l’attentato a Princi. Spero che il governo entrante metta al I posto sull’agenda dei loro impegni la questione ‘ndrangheta. Al sud non abbiamo bisogno di finanziamenti, abbiamo solo bisogno di legalità, di poter respirare aria pulita.








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